La Fondazione Sella 

ha sede a Biella sulla riva sinistra del torrente Cervo nel complesso architettonico che ha mantenuto il nome dell'industria che vi operò fino a metà del secolo scorso, il Lanificio Maurizio Sella. Con un estensione di circa 20.000 metri quadri, il Lanificio ospita diverse attività: oltre alla Fondazione Sella onlus con i suoi archivi, molte sezioni operative del Gruppo Banca Sella (il Centro Elaborazione Dati, l’Università Aziendale, L'Auditorium, il Sella Lab, l'Open Bank) e il Fab Lab, centro di "artigianato informatico". 
Di proprietà del Gruppo Banca Sella, da molti anni il complesso è oggetto di un graduale intervento di restauro conservativo e sta diventando via via sede di una realtà articolata ma legata da un unico filo conduttore che unisce storia e tradizione con apertura al futuro e innovazione. 

La storia
L’attività proto-industriale sulle rive del torrente Cervo ha inizio in tempi lontani. Il primo documento ancora esistente risale all'epoca Carolingia: si tratta di un atto di infeudazione relativo alla città di Biella e del suo territorio - che fa menzione anche dei diritti d'acqua - da parte di due figli di Carlo Magno, Lotario e Ludovico il Pio, a favore del conte Bosone (atto oggi conservato all'Archivio di Stato di Parma). Esiste inoltre una pergamena del 1260 in cui si trovano le prime citazioni relative a un mulino, che ritroviamo poi in successivi altri documenti del Trecento e del Quattrocento. Ad attestare l’alta concentrazione di attività con utilizzo della forza idrica nell'area occupata dal Lanificio Maurizio Sella, negli archivi della Fondazione Sella rimangono documenti a partire dalla metà del XVI secolo che permettono di ricostruirne la storia. Dal 1548 si menziona la cartiera appartenuta ai Baroni Mondella fino al 1795, poi attiva sotto altri proprietari fino al 1846, ubicata in un immobile ancora oggi esistente. Un documento del 1659 invece fa riferimento all’esistenza di una “pista da canapa” (contenitore di pietra molinaria in cui veniva pestata la canapa per farne tessuti e corde) e di una “ferriera”. A cavallo tra la fine del Seicento e i primi del Settecento, la Congregazione del Sacro Monte di Oropa installa nel luogo un “albergo di virtù con annesso filatoio di seta e lanificio" per dare lavoro a giovani disagiati, con una cappella dedicata a San Giobbe, protettore dei setaioli. 

A seguito della meccanizzazione dei filatoi di lana - i cui primi macchinari erano stati importati da oltralpe in area biellese nel 1817 da Pietro Sella - Maurizio Sella, in cerca di salti di acqua necessari al loro funzionamento, nel 1835 acquista dalla Congregazione d'Oropa quegli spazi e vi trasferisce da Valle Superiore Mosso la sua attività. Negli anni successivi amplia la sua proprietà con l’acquisizione della ex Cartiera Mondella e i suoi diritti d’acqua.
Maurizio Sella e sua moglie Rosa Sella hanno venti figli, quattro dei quali porteranno avanti l’attività: Gaudenzio, Francesco, Giuseppe Venanzio e Quintino (conosciuto in particolare come statista e scienziato). L'azienda vede una notevole fioritura che comporta ulteriori ampliamenti architettonici, come la costruzione di un grande edificio multipiano di tipo “manchesteriano” nel 1865.
Con l’adozione definitiva del telaio meccanico gli operai che usavano telai a mano vengono sostituiti da personale femminile e si rivoltano. Il Lanificio Maurizio Sella si trova in una posizione chiave nelle forti tensioni scoppiate tra lavoratori e gli imprenditori che sfociano negli scioperi del 1877/78. 
Nel 1865 anni la famiglia Sella acquista l’adiacente proprietà del monastero di San Gerolamo, in cui alcuni suoi componenti trasferiranno la loro residenza trasformandolo in abitazione civile. Sempre su iniziativa della famiglia – siamo ormai alla generazione successiva, quella dei figli di Quintino e di Giuseppe Venanzio – nasce una delle prime filature a pettine che, con l’apporto di nuovi soci, diverrà nel 1900 la Filatura di Tollegno. Con altre ditte il Lanificio costituisce la "Società tra i fabbricanti di panni lana e filatori del circondario di Biella" e nel 1877 partecipa alla promozione dell’Associazione dell’Industria Laniera Italiana, prima associazione nazionale di categoria.
Nel 1886 il Lanificio, insieme ai propri soci a titolo individuale, fa parte dei fondatori della banca “Gaudenzio Sella e C.”, che diverrà in seguito “Banca Sella”.
Dai primi del Novecento il Lanificio inizia la produzione di energia elettrica ricavata dai salti di acqua e la affianca alle precedenti e più costose fonti di energia: quella idraulica e quella termica da caldaie a vapore. Dopo la fine della prima guerra mondiale, costruisce una centrale idro-elettrica alla frazione Balma nell’alta Valle Cervo. La produzione di energia elettrica viene scorporata nel 1934 con la costituzione della Società Idroelettrica Maurizio Sella, le cui attività produttive passeranno all’ENEL nel 1963 a seguito della nazionalizzazione del settore.

L’attività tessile del Lanificio Maurizio Sella cessa nei primi anni Sessanta e i diversi reparti vengono dati in affitto a piccole aziende, delle quali una rimane attiva fino alla fine del Novecento. Nel 1998 il complesso, compreso il giardino e la roggia, viene acquisito dalla Banca Sella. Nel 1988 era stato dichiarato dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali "di interesse particolarmente importante” ai sensi della Legge n.1089 del 1°giugno 1939 circa la tutela delle cose di interesse artistico e storico. Nelle motivazioni si legge: " [...] trattasi infatti di una successione di edifici e di strutture che documentano nel tempo il processo di sviluppo industriale, dai primi utilizzi della roggia e del mulino alla successiva cartiera del 1548 e infine alla destinazione a industria di tessitura di cui è possibile seguire il processo di sviluppo anche in termine di funzionamento delle diverse strutture dal 1695 ad oggi.  Sotto il profilo storico infine è da rilevare lo stretto legame fra questo luogo e la personalità di Quintino Sella, la cui attività di deputato e uomo politico, di economista e studioso, che tanta rilevanza ha avuto nel processo di formazione dello Stato Italiano, non sarebbe comprensibile senza la conoscenza di quest'ambito familiare in cui è vissuto e di questi spazi così come sono strutturati”.
All'ingresso del Lanificio, sulla facciata, si possono leggere due lapidi: la prima, in pietra verde, posta dalla Congregazione del Sacro Monte di Oropa a memoria dell'erezione nel 1695 dell'"Albergo di virtù col traffico di sete e lane, reca in latino la iscrizione qui tradotta: "L'illustrissima e Reverendissima Congregazione del Sacro Monte di Oropa con l'auspicio della vergine Madre di Dio decise di erigere questo edificio a pubblica utilità e pose la sua prima pietra fra la felicità del popolo e del Sacro Monte l'Illustrissimo Signore Don Ottavio Nicolò Gromo di Ternengo Conte di Ternengo, Muzzano, Buronzo, Balocco, Bastia, Consignore di Quaregna e Cerretto, Cavaliere dei santi Maurizio e Lazzaro, Gentiluomo di Camera di Sua Altezza Reale il Duca di Savoia, nell'anno del Signore ... [1695]". La seconda, in marmo bianco, posta dopo la permanenza di Umberto I dal 28 al 31 agosto 1880 a San Gerolamo in casa Sella, e la sua visita nel Lanificio a Rosa Sella, madre di Quintino.  La lapide, descrivendo le attività lì svolte grazie all'energia fornita dall'acqua, sintetizza efficacemente la storia di questi antichi edifici e ricorda la parte che ebbero i regnanti nel favorire lo sviluppo dell’attività manifatturiera; reca in latino la iscrizione qui tradotta: "Qui dove l'acutezza dell'ingegno, incanalato il potente flusso dell'acqua, allestì un tempo officine per macinare il frumento, poi per fabbricare la carta, tessere la seta, battere il ferro, ora per lavorare la lana, i Reali Principi della Casa Sabauda Emanuele Filiberto Duca di Savoia l'anno 1561, Amedeo Duca d'Aosta l'anno 1864, Umberto Re d'Italia l'anno 1880 insieme al fratello Amedeo, la sorella Clotilde, il cognato Gerolamo Napoleone e a Vittorio e Luigi figli della sorella, con la loro presenza e con espressioni compiacenti lodarono le operose iniziative volte al bene dei cittadini. Quintino Sella con Alessandro, Corradino, Alfonso suoi figli e Carlo, Vittorio, Gaudenzio, Erminio figli del fratello vollero immortalare il ricordo della cura dei Principi per il progresso della patria nelle arti utili".